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Un pò di "gossip"....
Come al solito, dopo la guerra, i saperi, le tecnologie e i materiali utilizzati
per ottenere morte e distruzione sono convertiti in sensazionali veicoli di
progresso e civiltà.
La vichinga L.M. Ericsson Company, dove L. sta per Lars e M. per Magnus (in
onore dell'intraprendente riparatore di telegrafi che la creò nel 1876), avrebbe
potuto partire in svantaggio?
No di certo.
Infatti intorno agli anni '50, una squadra di designer ed ingegneri,
supervisionata da Hans Gusta Thames, si mise al lavoro per realizzare un
telefono dallo stile irresistibile e che unisse la maneggevolezza, con la
semplicità d'uso.
Il 1954, anno fatalmente ricorrente, portò alla ribalta "Ericofon", forse più
conosciuto come "Cobra".

Siccome tutto il mondo è paese, i primi apparecchi vennero forniti ad alcune
sedi istituzionali, con priorità al ramo Sanità.
Una battuta ricorrente era "...quello che ha ordinato il dottore".
Un paio di anni di commesse sicure, poi la produzione battente per i mercati
europei ed australiani, visto che negli USA, Bell aveva detto "raus", scagliando
anatemi sugli euro-telefoni forieri di danni e malanni per le reti e cittadini.
In Ohio, una oscura associata, la North Electric introdusse in grande gli
Ericofon nel mercato americano, con una gamma di diciotto colori (in effetti
molto belli) e suonerie elettroniche, anche se "optional".
Qualche tempo di recupero capitali e la North Electric si convertì alla
produzione di un apparecchio leggermente diverso dall'europeo, in otto colori
dai nomi originali.
Tutto bene per alcuni anni, finchè l'ingordigia portò a risparmiare sulle
materie plastiche e sui meccanismi ottenendo, come risultato, gravi perdite e la
sostituzione del combinatore a disco con quello a tastiera.
Il sipario iniziò a calare nel '72: a North Electric subentrò CEAC, che rilevò
materiali, macchinari e immobili, prolungando per un breve periodo il trapasso
del Ericofon versione "yankee".
In Europa, la qualità costruttiva permise il naturale evolversi di eventi e
modelli fino a lambire gli anni '80, continuando le produzioni ed adeguandosi
alle richieste della clientela.
Nel '76, in ricorrenza del centenario della Ericsson, Carl Arne Breger, svedese
e designer industriale, creò il gioiello elettronico Ericofon 700, conferendogli
linee più attuali, ma con richiami estetici del modello precedente.
Il pacato gradimento del pubblico decretò l'insuccesso del "gioiello" che era
stato pubblicizzato come:
"
Il vostro Centenary Ericofon è un altro Ericsson numero uno. Il primo
telefono progettato esclusivamente con circuiti elettronici. Potete vedere e
valutare la differenza con il vostro vecchio apparecchio: un telefono
elettronico per l'era elettronica".
Ma non andò in America.
Un pò di tecnica...

Non tanto per tecnica quanto per curiosità, è d'obbligo una "zoomata" sui cavi
di collegamento che a volte, aiutano a stabilire la credibilità delle promesse
di mercanti.
In origine i telefoni erano assemblati in fabbrica con i cavetti privi di spina,
in quanto le compagnie telefoniche ne dotavano gli apparecchi secondo i propri
standard.
Negli USA si usava la linea a due fili, con il cavetto collegato ad una borchia
a muro o mediante spine telefoniche a quattro terminali.
In molti paesi europei esisteva la linea a tre fili e spine ad altrettanti
terminali.
In Australia, dove tutto è più vasto, la linea era a sei fili.
Finalmente si definì uno standard, ma non troppo, nella forma di un "plug" a
quattro terminali.
In ogni caso, i cavi erano sempre costituiti da una porzione lineare ed una a
spirale.
Il cordone di collegamento dei primi Ericofon, prodotti in Svezia, era ricoperto
di cotone con le estremità nere e lungo 127 cm, di cui quindici "spiralati" e di
colorazione avorio, grigio o nero.
La produzione successiva fu di entità simila al primo modello, ma il filo era
dotato di guaina in gomma.
Per confondere le idee, North Electric negli USA, utilizzava un cordone con lo
stesso colore del telefono.
L'evoluzione e l'ottimizzazione (leggi, "braccine corte") indusse gli svedesi, e
North Electric, a produrre cavi caratterizzati da 92 cm di porzione lineare e 25
di spirale, in colore nero o avorio.
Quando CEAC era prossima a scrivere la parola fine all'avventura industriale,
pure mantenendo le caratteristiche dei cavi precedenti, vennero introdotti i
tipi "flat", dotati di spina modulare che non fecero, però, storia.
I telefoni

Il primo Ericofon prodotto prevedeva una scocca costituita da due
parti, unite da adesivo, alta 232 mm che utilizzava una materia plastica
chiamata S.A.N. (copolimero Stirene AcriloNitrile), cioè il fratello maggiore
dell'ABS.
Il miglioramento dei processi produttivi, nel 1961, permise la produzione di un
telefono monoscocca.
Il progetto subì alcune modifiche nell'altezza (213,5 mm) e nell'inclinazione
originale dell'impugnatura-micro-telefono, che da 76 gradi passò a 65 senza
molto successo per la manegevolezza.
I 70 gradi, scelta finale, confermarono che "in medio stat virtus".
La sezione del telefono indica, poi, la posizione dei vari elementi.
Nel modello 52, la capsula ricevente è collegata al circuito con cavetti;
mentre, nel modello 60, si realizza mediante contatti elastici.
Il combinatore ed i componenti annessi, si rimuovono togliendo quattro viti.
La capsula ricevente è accessibile mediante una semplice manovra: il bordo in
alto a sinistra della protezione del ricevitore deve essere alzato con una lama
sottile, per poi applicare una pressione dolce e decisa da destra verso
sinistra, per ottenere al completa apertura, procedimento valido anche per il
modello 700.


Attualmente il modello 60 è discretamente reperibile, con valutazioni tra 50,00
e 180,00 euro; mentre il precedente, più ambito, "viaggia" sui 300,00 euro.
Infine parliamo del "gioiello": Ericofon mod. 700.
E' il modello dei cento anni dall'apertura del laboratorio di riparazione di
L.M. Ericsson (1876).
Chiamato, anche, "Centenary Ericofon", fu il primo telefono ad essere
equipaggiato con circuiti elettronici a semiconduttori: una sorta di antesignano
delle telecomunicazioni ad alta fedeltà.
Era infatti dotato di accorgimenti non ancora in dotazione ai telefoni
commerciali.
Il microfono era un "elettrete", fedele e sensibile, esente dalla distorsione
delle capsule a carbone: il combinatore usava i tasti e la suoneria era di tipo
elettronico, oggi largamente presente, in formato MP3, nei telefoni cellulari
moderni.
Come già accennato, il design del mod. 700 ricorda i sui precedenti, ma era
stato progettato e costruito per il futuro, con il suo "vestitino" in
acrylonitrile butadiene styrene (più semplicemente ABS).
Ingegneri e designer avevano curato materiali, linee, colori, elettronica perchè
il modello potesse essere inserito in ogni ambiente, anche come valido
complemento d'arredo per casa o ufficio.
La storia non fu benevola con l'Ericofon 700, ma il riscatto degli incompresi si
è avuto con l'avvento di bay dove, raramente, si "avvistano" collocati tra i 200
ed i 1000$.
Con questo racconto, senza eccessive pretese tecniche, ritengo di avere reso
doveroso omaggio ad un oggetto che, pur non essendo una radio, si è conquistato
il suo spazio nel condominio della storia di "quant'altro attiene il mondo delle
telecomunicazioni".
Tonino Fautilli - A.I.R.E. - La scala parlante n.1 2012
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